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Consumi idrici e rifiuti: emergenza a Roma

Nasoni Roma

Polemica nasoni Roma

Nonostante la siccità e la maggiore responsabilità che in tale condizione ognuno dovrebbe avere verso il sistema facendo scelte ecocompatibili, i dati sugli sprechi di acqua e sulla produzione di rifiuti indifferenziati restano allarmanti. È  in questo clima che è maturata la scelta dell’ACEA appoggiata da Virginia Raggi, sindaco di Roma, di chiudere i nasoni, cioè le storiche fontanelle della città di Roma.

I dati Legambiente dicono che ogni romano consuma ogni giorno 165,2 litri di acqua e produce, in un anno, quasi 600 kg di rifiuti indifferenziati, cioè la frazione di rifiuti che non può essere riciclata, quella più inquinante. Di questa frazione però circa il 74% potrebbe essere riciclata, sintomo che c’è una scarsa sensibilità dei romani verso scelte eco-compatibili e verso la raccolta differenziata che potrebbe essere la chiave di svolta per ripulire Roma.

Per quanto riguarda i consumi idrici, il bisogno di risparmiare è dovuto ad un abbassamento del livello dell’acqua del lago di Bracciano, da dove viene prelevata l’acqua. Per fronteggiare l’emergenza vi è stata la decisione di ACEA di chiudere i nasoni in modo graduale, al fine di valutare l’impatto di tale scelta sui consumi idrici e sulla pressione dell’acqua nel sistema idrico della città. Non si tratta quindi di una misura definitiva, ma una sorta di sperimentazione per cercare di capire in modo concreto come si può risolvere il problema della carenza idrica. Inoltre all’arrivo delle prime piogge il provvedimento potrebbe essere revocato.

 

I nasoni a Roma

 I nasoni a Roma sono 2172 ed erogano acqua in modo continuo per 24 ore al giorno, contribuendo anche a regolare la pressione nella rete ed evitando ristagni di acqua, ma, nonostante questi vantaggi, lo spreco resta e in una situazione di carenza idrica si deve pensare al male minore.

Sono un simbolo della capitale e dal punto di vista evocativo, l’idea di un loro blocco o di un loro utilizzo a pagamento farebbe rabbrividire qualunque romano, indipendentemente dallo schieramento politico di appartenenza.

Dal 3 luglio ne vengono chiusi 30 al giorno,  con possibilità di rimodulazioni in base ai risultati e ad un’eventuale fine dell’emergenza idrica. Il piano prevede che 85 resteranno comunque in funzione anche per facilitare i prelievi ASL per i controlli di routine sulla qualità dell’acqua. A questi se ne aggiungono altri 100 collocati in posizioni strategiche, di fatto un modo per alleviare il disagio che potrebbe esserci, soprattutto per i turisti che, passeggiando fra i san pietrini del centro capitolino, durante l’estate, vorrebbero dissetarsi.

Ovviamente, questa notizia, sommata alle grandi difficoltà nel rifornimento idrico riproposte a livello nazionale, ha fomentato una serie di polemiche, create ad hoc per colpevolizzare la giunta 5 stelle, guidata da Virginia Racci.

Codacons sostiene dal canto suo che si tratta di interruzione di pubblico servizio e che tale scelta obbligherà i turisti ad andare al bar per avere una bottiglietta d’acqua, ovviamente dietro pagamento e potersi quindi idratare.

Senza notare che gli stessi giornali che non risparmiano critiche nei confronti di rom e senza fissa dimora, vista la ghiotta occasione per accusare la sindaca grillina, sostengono ora come i nasoni siano l’unica fonte di acqua per barboni.

 

Case dell’acqua a Roma

 A tali polemiche si aggiungono quelle sulla mozione del M5S che propone di rendere a pagamento l’acqua prelevata dalle 57 “case dell’acqua” dislocate nella città. In realtà tale discussione sembra piuttosto sterile, infatti, in Italia sono molte le città che hanno attivato il servizio delle “case dell’acqua”, ovvero punti in cui è possibile prelevare acqua idonea ad essere bevuta, frizzante o naturale.

In tutte le città è però previsto il pagamento di una piccola somma, che di certo non arriva al costo dell’acqua in bottiglia e inoltre permette di risparmiare molta plastica, ma nel caso specifico di Roma, sembra poter rappresentare il pretesto per alzare un polverone mediatico, facendo credere che i cittadini romani siano tutti ora indignati dalle scelte scriteriate del Movimento 5 stelle.

 

Avviati i lavori sulla rete idrica

 A questo deve essere aggiunto che le polemiche appaiono del tutto strumentali, in quanto la politica idrica di Roma ha già previsto i lavori per la manutenzione di 70 km di tubature nella città, per un costo di 28 milioni di euro.

Questi lavori infatti sono già iniziati e dovrebbero terminare a ottobre, permettendo un risparmio del 40% di acqua rispetto ai consumi attuali.

Dal punto di vista di un comitato popolare per la difesa dell’acqua pubblica, come può essere Acqua Bene Pubblico, Virginia Raggi sta facendo il possibile per migliorare i servizi di distribuzione di acqua potabile a Roma.

A questo punto è possibile dire che l’Amministrazione della città sta procedendo su due piani: uno volto a superare l’emergenza idrica salvaguardando le risorse del lago di Bracciano e l’altro di più largo respiro, volto a superare in modo definitivo lo spreco dell’acqua e che di certo non ha preso inizio negli ultimi giorni, ma già programmato e in punto di consegna. La genuinità della politica idrica a Roma ha ottenuto anche il  pieno appoggio del movimento acquabenecomune, da sempre in difesa della risorsa acqua, essenziale per la sopravvivenza degli uomini, come di ogni creatura vivente, presente sul sistema Terra.

A quanto di buono si inizia a intravedere a Roma, da quando la PD di “mafia capitale” ha lasciato spazio al Movimento 5 Stelle, si deve aggiungere il piano strategico “rifiuti ZERO”, fortemente voluto dalla Raggi, che punta a risolvere in via definitiva anche questo problema per ridare a Roma la dignità perduta.

Il piano politico ha forte valenza ambientare e prevede la realizzazione di 5 progetti progetti precisi e ben 12 azioni, tra cui l’introduzione della Green Card che favorisce la differenziazione dei materiali e premia, anche economicamente, in forma di una tassazione più leggera, chi produce meno immondizia indifferenziata.

Si tratta quindi di un programma contro lo spreco alimentare, mirato a fomentare il compostaggio domestico, tra le famiglie di Roma.